“Un uomo solo al comando. La sua maglia è biancoceleste. Il suo nome è Fausto Coppi”. Con questa frase alla radio Mario Ferretti scolpì negli annali del ciclismo la Cuneo-Pinerolo del 1949, tuttora a giudizio di molti la più bella tappa del Giro d’Italia della storia. Coppi partì sulla prima salita da solo, scalò 5 montagne in fuga solitaria e arrivò al traguardo staccando un eroico Gino Bartali di 12 minuti. E’ quindi un chiaro omaggio all’impresa del campionissimo la Cuneo-Pinerolo di ieri, pur se con un percorso diverso e meno duro di quello del ’49. I 158 km della tappa presentavano una sola asperità importante, la salita al Montoso, presa con diversi minuti di anticipo da un drappello di 25 corridori sfuggiti al controllo del gruppo poco dopo la partenza. Geniale la tattica della UAE: sanno che in questa tappa Valerio Conti perderà la maglia rosa e molto cinicamente riescono ad infilare nella fuga il loro secondo miglior uomo, Jan Polanc, non un ciclista di prima fascia ma nemmeno uno qualunque, con 2 tappe del Giro nel palmarès e un 11° posto finale nel 2017. Il gruppo tarda a reagire ed il vantaggio si dilata fino a 15 minuti, coi battistrada che già sul Montoso sono sicuri di non essere più riassorbiti. In salita il plotone degli inseguitori si screma fino a ridursi a poche unità, con quasi tutti i big a marcarsi (tranne Formolo che si stacca).
Ma non è solo la UAE che ha studiato la tattica di giornata: dopo una serie di scatti e controscatti prendono vantaggio Lopez e Landa, rispettivamente capitano dell’Astana e della Movistar, che si giocano le loro carte per recuperare il forte ritardo accusato nelle crono. I 2 raggiungono Sutterlin, Boaro e successivamente Cataldo, compagni di squadra inseriti precedentemente nel drappello in fuga. Infatti, richiamati dai rispettivi direttori sportivi, hanno strategicamente rallentato per aspettare i leader e mettersi a tirare per loro. Grazie a questa manovra a tenaglia sia Lopez che Landa rosicchieranno alla fine una trentina di secondi a Roglic – oggi abbastanza in ombra – e ad un tonico Nibali. Al traguardo, dopo che si è via via ridotto il numero dei fuggitivi, vince Cesare Benedetti della Bora-Hansgrohe, una vita da gregario coronata ieri da un meritato successo personale. Si compie anche il disegno della UAE: la maglia rosa resta in casa e passa dalle spalle di Valerio Conti (ora terzo) a quelle di Polanc, sloveno come Primoz Roglic che si attesta invece in seconda posizione a 4’07”.

Oggi tappa n.13, da Pinerolo a Ceresole Reale: ci sono da fare 196Km in cui si faticherà molto, con 3 Gran premi della montagna che segneranno le gambe. Sull’ultimo, presso il lago Serrù a 2247m dove si trova il traguardo, è prevista addirittura la presenza delle neve ai bordi delle strade. Sarà corsa dura quindi, dove per i leader conterà avere compagni di squadra in appoggio per dosare le energie. Oggi è uno di quei giorni dove certamente non si si vince il Giro, ma lo si può perdere definitivamente.

Fabrizio Sambugar
Foto: Cesare Benedetti vince la 12esima tappa del Giro d’Italia 2019 – credits La Presse