Perchè la vittoria delle grandi corse a tappe come il Giro – ma anche come il Tour o la Vuelta – trasformano, nell’immaginario collettivo, un grande ciclista in un campione? Perchè la gamba è importantissima ma non basta, serve la testa per non mollare, serve il coraggio di ignorare stanchezza, maltempo, pericoli… Tutte qualità di cui Tom Dumoulin è dotato sicuramente –  non a caso ha già vinto il Giro – ma che a poco servono quando la dea bendata decide di non essere dalla tua parte. Coinvolto in una rovinosa caduta nella quarta frazione, il campione olandese ha provato ieri  a pedalare ma ha dovuto arrendersi al dolore e si è ritirato dopo poche centinaia di metri. Orfana di uno dei favoriti, la Frascati-Terracina, tappa “facile” coi suoi soli 140 chilometri ondulati all’inizio ma poi sostanzialmente pianeggianti, è stata tuttavia uno scoglio molto duro a causa del forte maltempo che ha imperversato dall’inizio alla fine. C’è stata la classica fuga iniziale, propiziata dal solito Ciccone a caccia di punti per la maglia azzurra dei GPM sull’unica asperità della frazione. Infatti l’italiano della Trek-Segafredo si è rialzato subito dopo aver raggiunto il suo obiettivo mentre hanno continuato Orsini e Barbin della Bardiani-CSF, Santaromita dell’onnipresente Nippo-vini Fantini-Faizanè, Florez della Androni Giocattoli – Sidermec e Vervaeke della Sunweb, ultimo a cedere. Nonostante pioggia battente e freddo, il gruppo ha infatti controllato e riassorbito tutti a 23Km dalla fine. Al primo passaggio sull’arrivo, inizio e termine di un circuito cittadino, la giuria ha saggiamente disposto la neutralizzazione del tempo, permettendo così al grosso del plotone di staccarsi per lasciare la bagarre finale ai velocisti. Ha concesso il bis il tedesco Ackermann, beffando Gaviria sulla linea. A completare il podio il francese Demare, mentre non pervenuto è Elia Viviani, a cui non è bastato l’eccellente lavoro della squadra per portarlo davanti. Di certo non è il Giro che sognava il campione veronese, ancora a secco di vittorie e con un numero sempre minore di tappe adatte a lui.

Oggi la carovana rosa si sposta da Cassino a San Giovanni Rotondo. 238 km di strada con poca pianura e molti strappi che metteranno alla prova i ciclisti, facendo sicuramente selezione. E’ il giorno giusto per una fuga o per una volata a ranghi ridotti sull’arrivo in salita. Il leader Roglic sarà sicuramente davanti al dilemma: sprecare energie preziose per difendere la rosa a tutti i costi o accettare anche di perderla per riprenderla più avanti?

Fabrizio Sambugar