Dopo il turno di coppa nel quale per la Css Verona è andato tutto secondo pronostico – quattro sconfitte in altrettante partite, ma con mister Zaccaria che ha commentato: «Mi ha confortato vedere la rapidità di crescita nei tre giorni, il lavoro atletico ha dato i frutti sperati e ci siamo sentite sempre all’altezza, sebbene l’esperienza non si possa allenare» – in casa gialloblù ci si prepara per un tostissimo esordio in campionato. La squadra delle Piscine Monte Bianco dovrà tornare al Centro sportivo Plebiscito per affrontare le campionesse d’Italia in carica del Lantech/Longwave Padova. Un pensiero di partenza alla stagione lo dà Andrea Campara, amministratore di Css.

Cosa pensa dei risultati di coppa?
Abbiamo perso pesantemente, ma anche visto una crescita dalla prima all’ultima partita. Si tratta di imparare a sostenere una condizione a cui non siamo abituati. E si impara solo vivendo un ritmo del genere. Poi è da ricordare che non giocavamo a ranghi completi. Era impensabile andasse diversamente, ma abbiamo approfittato di questa esperienza per capire alcune cose.

Quanto sarà dura arrivare alla salvezza?
Il campionato sarà a due velocità e tutto dipenderà dal tempo in cui riusciremo ad adattarci. Paragonerei la salvezza ad una scalata impervia. Ogni fine settimana andremo in campo contro fenomeni e, quando è così, le possibilità sono due: o migliori o non sopravvivi. La difficoltà di rimanere in A1 sarà il fattore interessante di questo nostro campionato e credo che ciascuna nostra giocatrice debba pensare che sia un’occasione irripetibile, questa, per confrontarsi con l’eccellenza del nostro sport.

Cos’è cambiato, da un anno a questa parte, nel vostro modo di vivere la pallanuoto?
La gestione della prima squadra è diventata un’impresa nell’impresa, con quattro persone che ci lavorano praticamente a tempo pieno. Oltre al nostro apporto da dirigenti, per cercare di trovare le risorse necessarie e in caso metterci del nostro, c’è uno staff totalmente dedicato. Poi lascio immaginare l’impegno per le giovanili: abbiamo un grandissimo risultato con l’Under 15, con ben 35 ragazzine iscritte e che partecipano agli allenamenti, ma poi abbiamo anche l’Under 13 ed un’Under 17 con molte atlete da altre regioni che chiedono di poter venire ad allenarsi qui. Significa che anche altrove è riconosciuta un’attenzione alla formazione da parte nostra che è fondamentale a chi vuol crescere.

Con quali valori volete affronterete il nuovo campionato?
Cambia il contenitore, ma il contenuto è lo stesso. A noi piace lavorare, più che per raggiungere un obiettivo, per fare le cose bene. Migliorare è una vocazione nobile: secondo noi l’esperienza deve arricchire prima di tutto la persona, per poi arricchire il gruppo di persone, per poi arricchire la comunità. È fondamentale mantenere questa filosofia. Se poi riusciremo a farlo è possibile che arrivi anche il risultato. Le ragazze arrivate quest’anno hanno subito sposato questa visione, trovando un ambiente simile ad una famiglia in cui è importante condividere.

Cosa significa per voi portare i colori di Verona in serie A1 femminile?
Siamo partiti da sotto e nella prima squadra abbiamo sette ragazzine che abitano tra Porto S. Pancrazio, Borgo Venezia e Borgo Trieste. Sono atlete che arrivano dai quartieri qui vicino e che, giocando in Under 17, avranno la possibilità di avere un’esperienza in A1. È in questo senso che pensiamo di portare in alto il nome della nostra città. Adesso abbiamo una categoria nazionale, è vero che dobbiamo portare una croce un po’ più grossa, ma la portiamo con disinvoltura perché i colori verranno difesi come sempre. Certo che abbiamo una canadese, una portoghese ed alcune giocatrici provenienti da altre città, il rinforzarsi è necessario nello “sport entertainment” odierno. Ma noi non abbiamo rinforzato una squadra di straniere, bensì una squadra di veronesi, in cui il capitano abita a pochi km dalla piscina. Per questo ci sentiamo consapevoli di rappresentare una città ed un territorio.