L’estate dello sport veronese, checché se ne dica, è stata travolta dall’esordio nel campionato di calcio di serie A di Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese, approdato alla corte della Vecchia Signora, ha iniziato la sua avventura italiana proprio allo stadio Bentegodi di Verona, nella sfida contro il Chievo.
L’arrivo di CR7 in riva all’Adige ha creato tantissima attenzione e aspettativa e a livello giornalistico tutti hanno scritto di tutto e di più, rasentando in alcuni frangenti il grottesco.
Faticando quindi a trovare spunti veramente interessanti, in questa occasione ho alzato le dita dalla tastiera e ho deciso di vivere il ‘Ronaldo day’ da semplice appassionato di sport. Mi sono quindi posto un unico obiettivo (oltre ad assistere alla partita…): conoscere CR7 fargli autografare una maglia (del Real…).
L’essere giornalista, lo ammetto, mi ha un po’ agevolato nel portare a buon fine questa mission che, nei panni di un tifoso comune, sarebbe stata davvero impossible. Ad onor del vero, e per completezza di informazione, c’è da dire che non ho fatto nulla di più di quello che è mi è consentito in queste
circostanze, nel rispetto dei ruoli e delle regole.
Sabato 18 agosto, giorno di Chievo-Juve, mi sono così presentato ai cancelli del Bentegodi dopo essermi sorbito quasi 500 km di autostrada per rientrare dalle montagne austriache dove, da meno di 48 ore, ero in ferie con la famiglia; erano le 13.45 e credo di essere stato, tra i primi, se non il primo, a ritirare il mio pass. Fatto ciò mi sono ‘accomodato’ nell’atrio antistante l’entrata agli spogliatoi e, tra una chiacchiera e un po’ di lavoro al pc, ho atteso il momento giusto per scendere le scale e, con pochi altri colleghi, avvicinarmi alla zona dedicata alle tv, un lungo corridoio che le squadre devono percorrere per raggiungere gli spogliatoi.
E’ stato in quel momento che mi sono rivisto adolescente, una mattina di novembre del 1984 (dovevo essere a scuola, lo so!), con il mio diario, mentre aspettavo Gigi Sacchetti per completare la mia collezione di autografi. Non mi vergogno ad ammettere che durante l’attesa, ho anche riprovato le stesse sensazioni che provai quando, per la prima volta, riuscii a farmi fare una dedica da Preben Elkjaer sul suo poster. Certo, all’epoca avevo qualche anno in meno, ma riprovare quelle emozioni a 34 anni di distanza (CR7 all’epoca doveva ancora nascere…) è stato davvero magico.
A molti questo atteggiamento potrà sembrare infantile e poco professionale. Pazienza. Per quanto mi riguarda l’aver incontrato uno dei più forti giocatori di tutti i tempi mi ha fatto uscire, per un attimo, dalla quotidianità e dalla routine dell’essere giornalista sportivo, lavoro bellissimo ma che a volte, per una
serie di motivi, rischia di appiattirsi e diventare monotono e ripetitivo.
I ‘veri’ giornalisti probabilmente non hanno bisogno di queste cose. Io però non sono un ‘vero’ giornalista, sono ‘semplicemente’ un amante dello sport che, grazie ha il privilegio di poter raccontare ciò che vede e vive in prima
persona.
E lo scarabocchio di CR7 sulla maglia del Real, sempre dal mio punto di vista è un’emozione che merita di essere raccontata.
Perché lo sport, non dimentichiamocelo, è anche (mi piacerebbe scrivere soprattutto, ma sarebbe utopia) emozione. Anche per noi giornalisti.
Bem-vindo Cristiano!

Alberto Cristani