L’editoriale, ovvero l’articolo che state leggendo in questo momento, è l’ultima pagina che viene scritta prima di andare in stampa. Ogni volta l’obiettivo che mi pongo è quello di offrire – e mi auguro di riuscirci – spunti di riflessione su argomenti legati al mondo dello sport. Non vi nascondo che decido sempre all’ultimo momento, per la ‘gioia’ dei grafici che aspettano queste righe per finire l’ impaginazione!

Per questo numero mi ero ripromesso di anticipare i tempi e consegnare l’editoriale ben prima della chiusura; avevo individuato l’argomento con largo anticipo e mi mancava davvero poco per fare ‘ il bravo’. Poi, però, ho avuto un ripensamento e ho finito il pezzo, per l’ennesima volta, ai ‘tempi supplementari ‘!

Premetto che non avrei voluto affrontare questo argomento in quanto, a mio avviso, in tanti (troppi) hanno già scritto e detto tanto (troppo).
Le scomparse di Davide Astori ed Emiliano Mondonico sono però state eventi talmente drammatici e improvvisi che è praticamente impossibile esimersi, a livello giornalistico, dal commentarle. Davide trentunenne difensore, Emiliano settantunenne ex allenatore (e anche ex attaccante), erano due persone buone ed educate, ben volute da tutti: con il loro esempio hanno rappresentato al meglio i veri valori dello sport. Il loro ricordo è stato celebrato, giustamente aggiungo, da tantissime persone, in vari modi, più o meno condivisibili.

Al di là di questo, però, ciò che mi ha molto colpito di queste tragedie, è stato il coinvolgimento emotivo di una quantità incredibile di persone. Al netto dei tifosi delle squadre dove Davide ed Emiliano hanno giocato-allenato e in generale del mondo del calcio, chiunque sia venuto a conoscenza della notizia non ha potuto non provare profonda tristezza.

C’è chi dice che le celebrazioni siano state eccessive o addirittura costruite con il fine unico di regalare una visibilità riflessa a chi ne ha parlato. C’è poi chi ha ipotizzato che si sia voluto spettacolarizzare il lutto semplicemente per creare audience. C’è stato anche chi ha detto che “...sarebbe stato meglio tacere“, o che “...si doveva giocare lo stesso per rispetto dei tifosi“. Chi ha ragione? Un po’ tutti (eccezion fatta per gli idioti chi avrebbero voluto che lo spettacolo continuasse…).

L’opinione che mi sono fatto, figlia del mio sentimento, è però un’altra e francamente molto semplice: la morte di due persone buone come Astori e Mondonico ci ha toccato il cuore, ci ha fatto tornare alla normalità, ci ha fatto riscoprire sentimenti che quotidianamente tendiamo ormai a tenere ‘disinnescati ’.
La velocità con cui viviamo le nostre vite, sempre più frenetiche e tecnologiche, ci sta rendendo impermeabili al buono; ringraziare, salutare, sorridere, in generale essere educati, sono azioni che nella loro semplicità sono diventate eccezionali. Tutto è ormai scontato, automatico, dovuto. Astori e Mondonico non erano speciali, erano semplicemente normali. Erano brave persone, uomini con valori e comportamenti su quali si basa la società civile. Erano speciali perché erano normali.
E la normalità oggigiorno, purtroppo, spiazza. E’ un vero peccato accorgersi della ‘speciale normalità’ di certe persone solamente quando ci lasciano per sempre…

The Beatles cantavano All you need is love , ovvero Tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore.
La morte di Davide ed Emiliano, sportivi ma in primis  persone buone (come il presentatore Fabrizio Frizzi…), credo ci abbiano semplicemente fatto capire una cosa: chi più chi meno, alla fine, siamo tutti delle buone persone. E l’amore, grazie a Dio, ci emoziona ancora. Apriamo quindi i nostri occhi annebbiati e torniamo a essere uomini e donne normali. Ringraziamo, salutiamo, sorridiamo, siamo educati; solo così potremo emozionarci ogni giorno.
Anche ‘semplicemente’ guardando una partita di calcio.

Alberto Cristani