Don Andrea Giacomelli non c’è più.  Purtroppo, a soli 55 anni, è rimasto vittima di un incidente stradale e se n’è andato così, all’improvviso.
Tanti ricordi ci legano a lui, soprattutto umani, che in questo momento ci risulta difficile scrivere qualcosa di sensato. Due giorni fa ci eravamo incontrati ad un evento (presentazione Fimauto Valpolicella calcio femminile) e avevamo parlato di alcuni progetti e idee che da qui a fine anno avremmo potuto realizzare.
Mi disse, parlando di SportDi+: “Sai, è difficile trovare parole e spunti nuovi per realizzare ogni volta articoli interessanti. Ma ci provo, prendendo spunto dallo sport e dai loro protagonisti. Ne abbiamo così tanti a Verona…”.
Ci mancherà tantissimo. Mi mancherà tantissimo. Era un amico. Perchè persone buone e amanti della vita come lui ce ne sono poche in circolazione. E non sono parole di circostanza, credetemi.
Un difetto però lo aveva anche lui: mi mandava gli articoli sempre all’ultimo momento! Per fortuna non era un giornalista.
“Scegliere per vivere” è il titolo del suo ultimo articolo. Un titolo che, oggi, suona come una presa in giro. Il Don amava il suo lavoro e amava allo stesso modo lo sport, in ogni sua forma ed espressione. Era la sua forza, la sua ispirazione, la sua missione.
Lo sport veronese perde un uomo che dello sport voleva – e sapeva – sempre cogliere i lati migliori ovvero gioia, divertimento, rispetto e amicizia.
Non dimentichiamoci di lui. Non sarebbe giusto. Non se lo meriterebbe.
Ciao Don e da lassù tifa per noi!

Alberto Cristani


SCEGLIERE PER VIVERE
di Don Andrea Giacomelli
Nell’intenso e affascinante mondo sportivo ci sono regole e abitudini che non sempre si adattano alla particolarità dei protagonisti. E non è sempre facile il coraggio di scelte originali, capaci di reinterpretare percorsi apparentemente “obbligati”. Un’attività può scorrere per molto/qualche tempo anche per inerzia, ma arriva il momento delle scelte non facili o scontate.
Lo spunto della riflessione si è proposto in una distensiva camminata estiva. Capita che ci si possa trovare attardati o più avanti nel gruppo, scambiando qualche parola oltre l’immediato con chi al momento ha lo stesso passo. Così è successo su un sentiero d’agosto parlando con Michele, sposo, papà, ingegnere, cantore, allenatore di calcio a Desenzano del Garda.
Come ti è “capitato” di fare l’allenatore?
Un amico allenatore mi ha chiesto di aiutarlo sul campo della parrocchia del Duomo di Desenzano. La stessa frequentata da Sara la mia futura sposa. Così tra cuore e curiosità mi son lasciato coinvolgere.
Cosa ti ha fatto rimanere?
Le persone e l’ambiente che ho scoperto. Perché anche fra varie difficoltà e precarietà si liberavano e favorivano relazioni e qualità umane di ragazzi, allenatori, dirigenti, genitori, catechisti. Ricordo un “luogo” “complessivamente” positivo. La domenica pomeriggio il campo del Duomo, diventava spazio di aggregazione e di amicizia con partite di calcio che abbracciavano una socialità più ampia dello sport.
Quanto conta la cronaca sportiva?
Il fascino delle “grandi” squadre è sempre presente. Giocatori sulla breccia, le loro vicende, gli sfottò, anche le rivalità sono un “vuoto” gioco simpatico, ma possono diventare occasione, pretesto, per un dialogo educativo che sappia andare oltre. Offrendo altri punti di vista e misure di valutazione.
CSI e oratorio a Brescia quali evoluzioni e trasformazioni? 
È un legame diffuso e quasi normale nel territorio bresciano. Uno spazio dove lo sport è parte di un ambiente di aggregazione ed educazione più ampio. Nella continuità ci sono anche trasformazioni, con riferimento alle guide e alle presenze di adulti e giovani. Nel passato c’era un prete/curato stabile e dedicato alle attività giovanili che serviva da riferimento per tutti. Oggi il modello dell’oratorio richiede nuovi compiti per dirigenti, allenatori, animatori: persone e gruppi “che si cerchino per fare rete”, formando comunità educative anche per il territorio di appartenenza.
Calcio e oratorio nella tua esperienza?
Ho visto diminuire l’interesse intorno a noi, mentre lo spirito degli operatori è rimasto vivo e combattivo. A Desenzano ora non abbiamo più un campo parrocchiale, ma l’attività continua nei campi di “Oratori prossimi” con ragazzi che si riconoscono nello spirito oratoriale dell’U.S.O. (Unione Sportiva Oratorio) Duomo di Desenzano.
Come è andata l’annata sportiva?
È stato un anno speciale. Non abbiamo iscritto la squadra al campionato CSI. Non per punizione o per mancanza di numero minimo di ragazzi oppure per sfiducia nell’organizzazione, ma piuttosto per una scelta, meditata e valutata in fine, opportuna nello sguardo educativo più generale, in riferimento al “nostro” gruppo di ragazzi. Una squadra che nel campionato scorso aveva giocato con entusiasmo e passione, ma raccogliendo purtroppo, con poche eccezioni e celate frustrazioni, tante sconfitte e subendo gol con ampia generosità. Anche se all’inizio c’è stata qualche perplessità ora posso raccontare di un anno speciale nel quale, pur senza impegno agonistico ufficiale, i ragazzi hanno praticato con entusiasmo partecipando oltre le aspettative ad allenamenti autunnali ed invernali e a simpatiche amichevoli. Mi ha stupito la presenza di una ventina di dodicenni costanti ed entusiasti di fare sport e calcio per il semplice fatto per il piacere di praticarlo.
Cosa rimane della tua esperienza?
Il piacere di aver reso possibile il sogno di ragazzi che volevano fare sport.
Ripensando ora, all’inizio di una nuova intensa stagione sportiva, le parole scambiate con Michele, in modo improvvisato casuale, riconosco il calcio come un laboratorio complesso di socialità, educazione, sport. Con differente e somiglianze, è tuttavia di ogni sport e disciplina la possibilità – non voluta o cercata – di situazioni pressanti e potenzialmente destabilizzanti. Attese individuali, familiari e societarie, organizzazione, strutture, federazioni, condizioni sociali e altro, sono componenti non sempre armoniche o integrate. Competenza e predisposizione sono invece le competenze importanti per ogni responsabilità nell’ambiente sportivo. Per esse non sarebbero mai sufficienti preparazione e dedizione, fatta di ascolto, di approfondimento e di confronto fra operatori di sport e di educazione.
Nelle pieghe di questa breve intervista ritrovo tuttavia fiducia e gratitudine sociale rispetto ad una realtà sportiva viva e da apprezzare, formata da tantissimi allenatori – educatori – responsabili dello sport giovanile. Persone che, con le necessarie sinergie, invece di subire passivamente situazioni sfavorevoli, sanno positivamente ri-orientare programmazioni e obiettivi anche parziali, attraverso scelte e azioni che favoriscano la crescita umana e sociale di atleti e dirigenti.