Solitamente la redazione di SportDi+, e in particolare il sottoscritto, evita di commentare o entrare nel merito di polemiche o situazioni che non siano prettamente legate allo sport ‘positivo’.
Questa volta invece siamo, nostro malgrado, coinvolti nella faccenda Cassano.
Eh si perchè, il buon vecchio Antonio da Bari vecchia, sebbene marginalmente, ha fatto fare anche a noi la figura dei trulli.

Sul numero che sarà nelle edicole sabato 28 luglio, i lettori troveranno un articolo intitolato “FantAntonio si veste di gialloblu” con il quale si celebra – con vera e sincera soddisfazione – l’arrivo di un giocatore che avrebbe sicuramente potuto fare comodo alla formazione allenata da Fabio Pecchia.

Il pezzo termina con questa considerazione: “La critica è già divisa. Ed in effetti, considerando la situazione nel suo insieme, i dubbi non mancano. Se poi a tutto questo aggiungiamo la ‘sorpresa’ di mercoledì 18 luglio (presunto addio al calcio smentito poi, con tanto di scuse, con tanto di conferenza stampa) è evidente che per il Verona il prossimo campionato non sarà come tutti gli altri. Per ora una sola cosa è certa: please wait, work in progress! E benvenuto Antò!”.

Sebbene i dubbi fossero tantissimi sin da primo momento, il sottoscritto ha sempre difeso e sostenuto l’acquisto di Cassano perché, obiettivamente, è innegabile che di giocatori con la sua classe ne nascono uno ogni 15-20 anni. Ho sempre pensato (sognato) che a Verona avremmo potuto assaporare un nuovo ed entusiasmante romanzo calcistico. Per carità, nessuno si aspettava un Toni-bis (li ci andò di lusso, ben oltre ogni più rosea aspettativa…) ma un’altra storia a lieto fine da archiviare negli annali gialloblu, beh questo si.

L’Hellas, storicamente, ha rappresentato per molti giocatori il trampolino di ri-lancio dopo grandi delusioni o stagioni sottotono. Qualche nome? Oltre al già citato ‘bomber Luca’,  Pierino Fanna, Nanu Galderisi, Marco Pacione, Domenico Morfeo, Mimmo Maietta…

Certo, il personaggio non era dei più raccomandabili, ma il gioco valeva senza dubbio la candela.
Così la dirigenza gialloblù ha deciso – correttamente a mio avviso – di rischiare senza però puntare tutto sul numero 99: Cassano poteva diventare il valore aggiunto a patto che tornasse a essere un giocatore vero.

Purtroppo non è andata come in molti speravano.
Nonostante tutto, personalmente, sono più dispiaciuto che deluso, più malinconico che incazzato.
Vi spiego perché. Per farlo devo smettere però i panni del giornalista e del tifoso, e indossare quelli di un ex (scarso) calciatore che per quasi trent’anni ha calcato i (peggiori) campi di calcio della provincia.
Nel Cassano gialloblu ho rivisto a tratti amici, compagni di squadra, e in parte anche il sottoscritto, nel momento in cui si realizza che è arrivato il momento di appendere le scarpe al chiodo.

Anche se giochi nell’ultima categoria degli amatori e ti trovi all’ultimo posto in classifica con zero punti, nell’istante in cui dici basta, le sensazioni che provi sono tante, contrastanti e intense; un vortice di emozioni che ti portano anche a pensare che, forse, non è arrivato ancora il momento.
Poi ti decidi e, con il groppo alla gola, chiudi per l’ultima volta la porta dello spogliatoio e t trasformi in ‘ex’. Quando sei a casa, però, quel maledetto pallone inizia a mancarti. E tanto. Ti mancano anche i compagni di squadra, il campo, gli allenamenti, il mister…

Lasci passare qualche mese sperando che la lampadina si spenga. E invece quel lumicino rimane li, nella tua mente, nel tuo cuore, nei tuoi piedi. Una lucina che ti ricorda quanto è bello fare una scivolata, segnare un gol, fare un colpo di tacco…

Molti alla fine lasciano definitivamente, altri magari, dopo qualche mese/anno, si rimettono in gioco.
O almeno ci provano. Già, perchè non sempre la lampadina è veramente accesa come si pensa. A volte sono solo riflessi illusori che ti fanno credere che il tempo si sia fermato.

Partendo da questi presupposti, e in modo molto romantico – tipico di chi ama alla follia questo sport – mi sono immaginato il bolso Cassano entrare in campo e, alla faccia di chi non credeva in lui, iniziare gradualmente a perdere chili e a trovare sempre più fiducia in se stesso. Mi sognavo il suo debutto al Bentegodi, magari negli ultimi 15-20’, con lo stadio tutto per lui. E lui, Antonio da Bari, che sfornava un assist da tre punti. Immaginavo anche il suo primo gol, sotto la curva Nord, e una corsa (camminata veloce, dai…) sotto la Sud per esultare. Infine sognavo Pazzini, Cerci e Cassano abbracciati, intenti a festeggiare una difficile, dura ma meritatissima salvezza.

Ci credevo davvero. Ci speravo davvero. Ed invece la luce di Cassano, purtroppo per lui, si è spenta definitivamente un anno e mezzo fa.

Sono convinto che lui ci abbia provato veramente e che credeva di potercela fare. Purtroppo però, per capire che non ce l’avrebbe fatta, ha dovuto ritornare in uno spogliatoio, in un campo, agli ordini di un allenatore, insieme a nuovi compagni.

Finisce così malinconicamente la carriera di Antonio Cassano, ragazzo trentacinquenne che per venti giorni ha provato, a suo modo, a ritornare a essere un calciatore vero e che invece ha semplicemente avuto la conferma di essere ormai un ex.

A me piace pensare che sia andata veramente così. Non fosse altro per ridare un po’ di umanità e semplicità ad un calcio ormai sempre più imbalsamato.

PS: Un consiglio: Antonio, lascia perdere Twitter, specialmente se non riesci a far capire a tua moglie cosa e come scrivere! 😉

Alberto Cristani