Dal 1° luglio – e dopo tre rinvii che l’hanno fatto slittare di oltre un anno – entra in vigore l’obbligo anche per le società sportive dilettantistiche del defibrillatore semiautomatico.
Gli ultimi chiarimenti per l’applicazione definitiva della legge 189/2012 (la legge Balduzzi) li detta il decreto interministeriale Salute-Sport del 21 giugno su “Linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita da parte delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche”.

Tra gli altri, spiccano i seguenti aspetti attuativi:
– ogni impianto sportivo deve essere dotato di un defibrillatore semiautomatico o a tecnologia più avanzata
– nel corso delle gare deve essere presente una persona formata all’utilizzo del dispositivo salvavita
– gli obblighi gravano in capo a tutte le società o associazioni sportive dilettantistiche che praticano una delle 396 discipline sportive riconosciute dal Coni (vedi delibera 20 dicembre 2016, n. 1566 del Consiglio Nazionale del Coni)
– sono escluse dall’obbligo di dotazione del defibrillatore e dalla presenza obbligatoria del personale formato durante le gare le società o associazioni sportive dilettantistiche che praticano la propria attività al di fuori di un impianto sportivo
– sono escluse dagli obblighi le società o associazioni sportive dilettantistiche che praticano sport a ridotto impegno cardiocircolatorio. Queste attività sono elencate nell’allegato A al decreto e vanno al tiro a segno con armi sportive da caccia e archi al biliardo, dalle bocce al bridge, dalla dama alle freccette, dalla lippa, morra, birilli e piastrelle al minigolf. Sono esenti anche motonautica e vela, ma quelle radiocomandate, si intende e poi l’aeromodellismo, il tiro a segno, la pesca con la canna, il tiro al volo e attività di questo tipo.
Questa in sintesi la notizia benedetta e accolta con cori di “finalmente” ed “era ora”.
C’è però da fare, a mio avviso, una doverosa constatazione.
Credere che il defibrillatore, a bordo campo o in palestra, possa rappresentare il ‘lasciapassare’ per affrontare a cuor leggero (passatemi questo gioco di parole…) una stagione sportiva è l’errore più grossolano che si possa fare.
Certo, il defibrillatore è fondamentale in situazioni di emergenza ed è giustissimo che sia diventato obbligatorio (ah, può essere utilizzato solo da personale con idonea preparazione, non dimenticatelo… n.d.r.).

Ma il passo fondamentale per accingersi a svolgere una pratica sportiva nella massima tranquillità è rappresentato dalla prevenzione.
Come? Senza dubbio affidandosi a professionisti per quanto riguarda la visita medica di idoneità sportiva, diffidando da chi propone certificati a prezzi ‘di favore’, magari al termine di una visita fatta in pochi minuti.
Ahimè, ancora oggi, nonostante le continue raccomandazioni, di questi personaggi ce ne sono ancora tanti. Troppi.
Investire su una visita medica ad hoc non deve essere considerato una perdita di tempo e di denaro, bensì una buona abitudine grazie alla quale abbassare la percentuale di utilizzo del defibrillatore e, magari, farlo diventare un oggetto del quale potersi (quasi) dimenticare.

Alberto Cristani