EDITORIALE – SCHIENE DRITTE

Quello che è accaduto lo scorso 29 gennaio durante le elezioni per la presidenza della FIGC ha lasciato l’amaro in bocca un po’ a tutti. I tre candidati (Gravina, Sibilia e Tommasi) hanno impostato la loro campagna elettorale, chi più chi meno, su programmi che avevano come unico obiettivo quello di far risorgere dalle ceneri svedesi il calcio italiano.
Allo slogan elettorale Il calcio che vorrei… sono state associate tante belle parole e frasi ad effetto che, alla fine, hanno portato ad un nulla di fatto se non il commissariamento che, di fatto, rimette la decisione finale nelle mani del Coni e del suo presidente Giovanni Malagò.
Gli amanti del calcio – quelli che ogni domenica vanno allo stadio e spendono soldi per i biglietti o che se ne stanno sul divano ma pagano ugualmente per un abbonamento tv – si sono sentiti presi in giro, offesi e in parte umiliati da una decisione che, di calcistico, ha veramente poco o nulla.

Damiano Tommasi nel suo discorso pre elezione (uno stralcio lo potete leggere a pagina 10 n.d.r.) ha parlato come sempre in modo chiaro e semplice: il calcio deve essere rivisto, riformato, ricostruito da persone con la schiena dritta, persone oneste, che sappiano di cosa stanno parlando e non da figure che occupano le stanze dei bottoni solo ed esclusivamente per “meriti ” politici.
Damiano ha inoltre sottolineato come sia fondamentale ripartire e investire tempo e risorse nella base, ovvero nei settori giovanili. E nello sport a scuola. E qui, purtroppo, il discorso si complica.
E’ evidente che parlare di sport e giovani fa gola, soprattutto quando c’è da attirare l’attenzione di potenziali investitori/sponsor; purtroppo non sempre le parole trovano riscontro nei fatti.

Tommasi l’ha detto chiaro: nel calcio servono società oneste per coinvolgere imprenditori e investitori onesti. Non è più pensabile che a metà campionato ci siano squadre che giocano per il paracadute (sig!).
La FIGC e la Lega calcio sono l’esempio lampante di come, in Italia, lo sport (quasi tutto) stia diventando sempre più un grande palcoscenico dove chiunque, soprattutto se incompetente e facilmente manovrabile, può dire tutto e il contrario di tutto (vero Tavecchio?).

Damiano ha più volte sottolineato che le partite vanno vinte sul campo, cosa che ormai sembra essere diventata di secondaria importanza; l’ importante è apparire, far parlare di sé, creare false aspettative e magari, perché no, raccontare un bel po’ di balle, che fanno sempre scena.
Sarà utopia, sarò un sognatore ma io vorrei dieci, cento, mille Tommasi, uomini e sportivi veri, persone che non si piegano davanti a logiche opportunistiche. Solo così si può pensare di ridare dignità allo sport e cercare di limitare la fuga dei giovani che, agli allenamenti e alle partite, preferiscono svaghi meno faticosi.

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Alberto Cristani