MotoGp: Marquez è campione, ma che Dovizioso!

E’ finita, ed tutto si è concluso secondo copione. Valencia ha ospitato talvolta qualche dramma sportivo ma in fondo oggi, c’era ben poco da sperare. Il mondiale MotoGP finisce giustamente nelle mani di colui che si è rivelato il migliore ed il più costante durante la stagione. Poche storie: ha dato oltre una gara di distacco al secondo e quasi tre al terzo. Insomma, Marquez parrebbe aver dominato, ma non è così. Dovizioso è stato un degno avversario, risvegliando il suo talento e portandolo a limiti impensabili. E’ scattata la cosiddetta molla, che lo ha proiettato ai vertici della MotoGP. “Eh ma poi cala”, quante volte lo abbiamo sentito dire o, peggio, detto? Invece Andrea ha mantenuto uno standard elevatissimo di prestazioni. Ma non abbastanza. Dopo aver spazzato via Lorenzo, ha sbattuto sulla solidità di Marquez. Il pilota di Cervera ha avuto il merito di ottimizzare ogni corsa a cui ha preso parte, sbagliando tutto sommato anche più del previsto visti i tre zeri in classifica. Dovizioso fin qui aveva un solo zero, ma anche gare come Aragon o Australia dove ha portato a casa 12 punti contro i 50 di Marc.
Insomma, una stagione molto esaltante che alla fine fotografa tutto con sincerità. Forse non ci sono 37 punti reali di differenza tra Marquez e Dovizioso, ma sommando tutto lo spagnolo ha dato la sensazione di avere sempre qualcosina in più. Andrea ha spremuto lo spremibile da una Ducati che soffre ancora qualche situazione, osando sempre. Con i se non si va da nessuna parte, ma certo quando Marquez è stato messo sotto pressione in gara si è rivelato vulnerabile. Al di la del miracolo di ieri (che dimostra ancora una volta come lui sappia sempre cosa fare in ogni situazione) alla curva 1, nel corpo a corpo ha vinto ma anche perso. Ha commesso errori vari come in Francia e forse bisogna ripartire da qui: per vincere contro di lui bisogna tenerlo marcato stretto. Perché è l’unico che sa guidare questa Honda, o forse il suo talento lo fa giungere sempre davanti. Ducati ha dimostrato che il suo staff ne capisce di moto e forse nel 2018 vedremo un altro balzello in avanti. La speranza è avere in lotta sia Dovi che Lorenzo. A chi non basta un balzello ma ha bisogno di una catapulta è la Yamaha, in totale confusione.
Ecco la mia indispensabile classifica di Valencia:
Voto 10 – Marquez: salva tutto con l’ennesima magia, dopo un errore clamoroso a curva 1. Poteva essere patatrac, è stato trionfo. Stagione esaltante, giusto così;
Voto 9 – Zarco: con una Yamaha vecchia di un anno non centra la prima vittoria per poco. Stagione magnifica per il rookie of the year, non a caso bicampione Moto2
Voto 8 – Olivera: fa sue le ultime tre gare del mondiale, grazie anche ad un Morbido di nome e di fatto dopo il titolo. Cresce come la sua moto, ne riparliamo nel 2018;
Voto 7 – Rins: batte Rossi e Iannone (voto 6) nella corsa dei normali, dimostrando che le capacità non gli mancano. Da rivedere, in crescita dopo gli infortuni
Voto 6 – Morbidelli: lascia la Moto2 da campione, ma non porta a casa il record di vittorie, battuto dalla KTM di Olivera. Contano i titoli, ma anche le ciliegine sono buone;
Voto 5 – Lorenzo: vola nel ghiaione dopo aver ignorato i messaggi del box. Non ostacola Dovi, ma poteva almeno provare a metterlo davanti per capire se era meglio;
Voto 4 – Ducati: nella gara finale della stagione, manda mille messaggi a Lorenzo che puntualmente li ignora. Segno che nel box, quel benedetto tavolino va usato meglio;
Voto 3 – Vinales: scompare immediatamente dai radar della gara, chiudendo 12 ad una vita dai primi e a 20″ da Rossi. Involuzione paurosa, per uno che pareva dominare;
Voto 2 – Italiani in Moto3: chiudono la stagione con poca gloria, anche su un tracciato amico per molti. Perdono costantemente le volate e questo non è un buon segno.
Voto 1 – Yamaha: spiace ripetersi, ma nel box qualcosa proprio non va. La moto 2017 le prende da quella 2016, le novità tecniche rallenta anziché progredire. Preoccupante;
Voto 0 – Valencia: più che una pista un kartodromo. In MotoGP è quasi impossibile sorpassare, e l’atto conclusivo del mondiale, dove ci si gioca il titolo, merita ben altro;
Pietro Guadagnini